18 gen 2016

Buttafuori aggredito e ferito da due rugbisti


MANTOVA. Due giocatori del Rugby Viadana si sono resi protagonisti, sabato notte, di una presunta aggressione  alla discoteca Mascara di viale della Favorita.
La collutazione è avvenuta con uno dei buttafuori che ha dovuto ricorrere alle cure dell’ospedale. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile di Mantova. I militari hanno avuto un bel da fare per sedare gli animi. A innescare la lite che dallo scontro verbale è passata alla vie di fatto, futili motivi. Dai primi accertamenti condotti dagli uomini dell’Arma pare che i due giocatori fossero in qualche modo alterati dall’alcol.
Tutto avviene poco dopo le quattro del mattino. È a quell’ora che gli animi cominciano a scaldarsi all’interno della discoteca.
Il buttafuori interviene e invita, a quanto pare, in modo non troppo gentile i due giovani ad uscire dalla sala. Questi ultimi non sono d’accordo e fanno resistenza. Escono comunque all’aperto. E qui dalle male parole si passa ai fatti. Spintoni ma anche pugni e calci. Il buttafuori rimane contuso e qualcuno chiama i carabinieri. Sul posto accorre una pattuglia del nucleo radiomobile di Mantova. La tensione è alta e i militari devono faticare non poco a sbollire gli animi. Ce la fanno dopo diversi minuti.
Nel frattempo arriva anche un’ambulanza della Croce Rossa che carica il buttafuori e lo trasporta al pronto soccorso dell’ospedale di Mantova. Dopo le medicazioni del caso viene dimesso con pochi giorni di prognosi.
I carabinieri, intanto, identificano i due giovani coinvolti nell’aggressione e ricostruiscono gli avvenimenti.
Nessuna denuncia è stata finora presentata. A farla dovrebbe comunque essere il buttafuori. Una segnalazione sarà comunque inviata alla procura che deciderà il da farsi.
All’insaputa di tutto quanto il presidente della società Davide Tizzi che si dice preoccupato della vicenda e che intende fare chiarezza sul caso. (gol)


27 nov 2015

Buttafuori legati alle cosche


I buttafuori di alcuni locali palermitani chiedevano l'aiuto di Cosa nostra per arginare i giovani che davano più problemi durante le notti della movida. L'ex boss di Porta Nuova, Francesco Chiarello, racconta: "Nel locale I Paparazzi avevano toccato due ragazzi di Borgo Vecchio e il buttafuori Francesco Licandri mi chiese aiuto per sistemare la cosa". Era accaduto che alcuni ragazzi dello Zen si erano mossi in maniera alquanto scomposta: "Pretendevano di entrare nel locale e fare casino  -  ha raccontato Chiarello nell'interrogatorio adesso depositato agli atti del processo Apocalisse - il loro capetto era Litterio Maranzano e nel gruppo c'era anche il figlio di Carmelo Militano". Chiarello descrive un modus operandi del gruppo di giovani dello Zen: spregiudicati, violenti, senza rispetto per le regole, convinti di entrare in tutti i locali senza pagare e determinati a creare confusione. "Aggiustammo questa cosa andando allo Zen da Sandro Diele che reggeva la famiglia e rintracciammo Maranzano. Diele rimproverò il ragazzo perché faceva troppo rumore, attirava troppa attenzione". Alcuni di loro, di sicuro il figlio di Militano, sono fra i protagonisti della tragica notte in cui è morto Aldo Naro, il medico ucciso a calci da un buttafuori abusivo all'interno della discoteca Goa.
Nei mesi scorsi, Chiarello ha chiamato in causa anche i suoi ex compagni del mandamento di Porta Nuova. E ieri sono arrivate le prime pesanti condanne, emesse dal gup Lorenzo Jannelli: 84 anni di carcere per 8 imputati, così come chiedevano i pm Caterina Malagoli e Francesca Mazzocco. Le pene più alte per Giovanni Di Giacomo, Nunzio Milano e Tommaso Lo Presti (12 anni), 10 anni e 8 mesi per Onofrio Lipari, 10 anni per Vittorio Lipari, 8 anni e 8 mesi per Marcello Di Giacomo, 8 per Francesco Zizza e Stefano Comandè. Quest'ultimo era il presidente della confraternita delle Anime Sante di piazza Ingastone, poi sciolta dal cardinale dopo la denuncia di "Repubblica".
Nell'interrogatorio depositato al processo Apocalisse, Chiarello conferma davanti ai magistrati che il tritolo per l'attentato al pm Nino Di Matteo è stato custodito dal mafioso dell'Arenella Vincenzo Graziano, e che dopo essere arrivato dalla Calabria era stato nascosto a Monreale prima di essere stato spostato dallo stesso Graziano appena uscito dal carcere.
Chiarello racconta pure del "dramma" di Benedetto Alfano, l'armiere della famiglia dello Zen, che aveva una figlia fidanzata con un poliziotto: "Mi disse, addolorato, questa situazione mi ha fatto
perdere la dignità di mafioso".
C'è la vita quotidiana di Cosa nostra nelle 100 pagine dell'ultimo racconto di Chiarello, che conferma anche la passione delle famiglie mafiose per il Palermo: "Ogni domenica, Giovanni Li Causi, il gestore del bar dello stadio Barbera (condannato in appello per mafia  -  ndr) ci faceva avere 20 biglietti per le partite. Erano per gli affiliati del mandamento di Porta Nuova".

13 nov 2015

Anche in America i Buttafuori rischiano grosso


Azealia Banks con il passare dei mesi diventa sempre più aggressiva e violenta, ma questa volta le cose potrebbero mettersi davvero male per lei. Se durante la sfuriata di qualche tempo fa avvenuta in un aeroporto, in cui la Banks spinse e sputò dei passeggeri e litigò pesantemente con un assistente di volo, la rapper riuscì a cavarsela senza alcuna denuncia a suo carico. A quanto pare ora sarebbe in corso un’indagine per un altro episodio in cui la femcee avrebbe picchiato una security guard all’uscita di un nightclub di Los Angeles. Il fatto risalirebbe a circa un mese fa, e la spiacevole vicenda è stata registrata integralmente dal circuito interno di telecamere di sicurezza del locale, il video incriminato è stato diffuso da TMZ. La rapper era stata gentilmente invitata dalla sicurezza del locale ad andarsene per cattivo comportamento. Azealia ha reagito in maniera violenta, ed il suo entourage l’ha aiutata a picchiare il buttafuori del locale. Azealia ha tentato anche di far scattare l’allarme anti-incendio in modo tale da far uscire tutti dal club in preda allo spavento. Ovviamente noi non possiamo far altro che condannare questo tipo di comportamenti, ed è ormai chiaro che questa donna necessiti un forte richiamo che le faccia capire come si viva in pubblico. Siamo lieti che finalmente la giustizia si stia mobilitando per porre fine a questa condotta vergognosa.

08 set 2015

Defibrillatore in discoteca? Basta addestrare qualche "Buttafuori".



Lecce. L’estate del personale che opera nelle ambulanze è sempre frenetica. Di questi giorni le notizie di cronaca nera riguardanti i numerosi incidenti stradali, nonché operazioni effettuate dalle forze dell’ordine atte a prevenire spaccio di stupefacenti e reati della provenienza più disparata. Eppure, come sottolineato in tempi non sospetti dal direttore generale della Asl leccese, Giovanni Gorgoni, la media dei coma etilici relativa ai giovanissimi dediti allo “sballo” tra i litorali salentini desta  molta preoccupazione. Argomento che va di pari passo col Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica tenutosi ieri in Prefettura. L’associazione “Salute Salento”, a tal proposito, ha sentito Maurizio Scardia, direttore del 118, circa la possibilità d’un defibrillatore da disporre nei locali notturni.

 «Quest’anno un’ordinanza della Capitaneria di Gallipoli – ricorda Scardia – l’ha reso obbligatorio anche negli stabilimenti balneari. Una conquista fra le pochissime in Italia. E non è escluso, alla luce di quanto sta accadendo, che si decida di renderlo obbligatorio anche nelle discoteche, soprattutto quando ospitano eventi di grande richiamo». Oggi , purtroppo, la presenza del defibrillatore nelle discoteche è solo una “raccomandazione” dettata dal decreto del ministro Balduzzi del 2011. L’apparecchiatura semiautomatica, in grado di “rianimare” i pazienti cardiopatici, è obbligatoria solo in alcuni campi di calcio. Alla disponibilità di un defibrillatore stanno pensando anche molti supermercati e perfino qualche Parrocchia.

«Tornando alla tragedia di Lorenzo, non risulta che il Guendalina sia dotato di defibrillatore – fa sapere Scardia – anche perché tutti devono essere censiti e i titolari devono darne comunicazione alla centrale operativa del 118. In questo momento – riferisce Scardia – fra discoteche e locali da ballo, solo il Parco Gondar di Gallipoli dispone del defibrillatore e di due ambulanze: una per le grandi manifestazioni e una per le piccole».

Stando al decreto Balduzzi, chi si dota di defibrillatore deve comunicare alla centrale operativa del 118 tutti i dati, inclusa la matricola e il nome di chi lo gestisce, per i dovuti collegamenti col territorio e per la messa in rete. Vengono controllati i requisiti, le autorizzazioni e la frequenza ai corsi della Asl. «Dove il locale prevede la presenza di migliaia di persone – spiega il dottore Scardia – si sa che dal punto di vista statistico ed epidemiologico, c’è qualche paziente da soccorrere. Si parla di un tempo massimo di dieci minuti. Ma il 118 per motivi strutturali non può stare dappertutto. Quindi bisogna intervenire prima. Basterebbe addestrare qualche “buttafuori”.  Un investimento che ha il suo ritorno». Ma non è detto che il prefetto Claudio Palomba, che ieri ha parlato di un “presidio sanitario per un pronto intervento”, non richieda anche la disponibilità di un defibrillatore.

Altro serio problema sollevato dal responsabile del 118 è quello di garantire le vie di fuga e le vie di accesso ai mezzi di soccorso. Dettaglio, questo, ricordato dallo stesso Prefetto, il quale ha anticipato che nei prossimi giorni si recherà sul posto personalmente. Il dottore Scardia, invece, propone la presenza di una persona addetta alla viabilità. «Al Guendalina, per esempio – dice – si arriva su un’altura lungo una strada a serpentina, tutta curve strette. È facile trovarsi un pullman di quelli che hanno organizzato il ritorno a casa dei giovani, che intralcia. Le discoteche dovrebbero disporre di un piano di fuga obbligatorio per garantire l’esodo in caso di incendio o soccorso in ambulanza».